L'industria delle fibre artificiali e sintetiche


L'industria delle fibre man-made si caratterizza per la costante espansione della domanda
mondiale e un’accentuata globalizzazione: nel corso dell'ultimo decennio la produzione totale
è aumentata stabilmente ad un tasso medio annuo di oltre il 4% e gli incrementi più marcati
si sono registrati nell'area del Far East dove gli stessi consumi di fibre sono in costante ascesa.
L'Europa rappresenta ancora uno dei principali produttori di fibre man-made ma non è più tra
i mercati più importanti, scalzata dalla Cina, primo consumatore a livello mondiale.

Il settore del tessile per abbigliamento rappresenta il principale ambito d'impiego delle fibre artificiali
e sintetiche, ma altrettanto importanti risultano essere gli utilizzi nell'arredamento e tappeti.
Le fibre man-made sono inoltre impiegate in svariati comparti industriali in virtù delle caratteristiche
strutturali e funzionali che le rendono particolarmente adatte a specifici utilizzi tecnici.
Le fibre ad uso tecnico sono quelle che, sia in Europa Occidentale e che in Nord America,
stanno registrando i migliori tassi di sviluppo, guadagnando di anno in anno nuovi ambiti di
applicazione. Territorio incontrastato delle fibre man-made, il tessile tecnico è destinato a convogliare
una crescente porzione delle produzioni occidentali.

Lo scenario mondiale
La domanda mondiale di fibre tessili registra positivi tassi di crescita ogni anno. La produzione mondiale di fibre man-made si dimostra dinamica e in decisa evoluzione per tutte le tipologie di fibre, prima fra tutte, il poliestere, la fibra che ad oggi copre più del 70% dell’intera produzione mondiale di fibre sintetiche.

Diversificata la performance produttiva delle diverse aree geografiche mondiali. E’ la Cina che trascina la produzione mondiale di fibre sintetiche. La sua quota sul totale della produzione supera il 40%, seguita dagli Stati Uniti, con una quota del 9%.
Stagnante la produzione in Europa Occidentale, in fase di ridimensionamento dell’attività produttiva in Giappone, e in Corea, che subisce la crescente indipendenza cinese da prodotti che in passato venivano largamente importati.

L’industria europea
Il settore europeo vive da alcuni anni un difficile periodo: le imprese soffrono la domanda stagnante locale e la crescente concorrenza asiatica, che nel 2004 ha soddisfatto ben il 71% del mercato interno del tessile/abbigliamento. Per i produttori di fibre l’aumento dei costi delle materie prime, congiuntamente alla rivalutazione dell’euro, hanno determinato forti contrazioni dei margini. Il quadro si presenta comunque variegato, con alcune fibre - quali le aramidiche, i nontessuti e le fibre per usi industriali – in decisa tenuta e in grado di stimolare nuovi investimenti.
L’industria europea deve costantemente difendersi da una concorrenza esterna a volte anche scorretta e sleale. Vengono periodicamente istituiti dazi antidumping, in particolare sulle importazioni di fiocco poliestere.

L’industria italiana
L’industria delle fibre è il primo anello di una filiera, quella del tessile/abbigliamento, che in Italia gode di una leadership mondiale costruita grazie anche all’apporto qualitativo e innovativo delle fibre chimiche italiane.
A livello europeo, l'industria nazionale è seconda per produzione soltanto alla Germania e rappresenta oltre il 14% delle quantità prodotte. L'Italia è inoltre il primo mercato europeo per quantità di fibre chimiche consumate, rappresentando il 20% delle fibre vendute in Europa. Con una quota esportata pari all’80% del fatturato, l'industria italiana si presenta inoltre come il più importante esportatore, coprendo un quarto delle esportazioni europee.

Non sono soltanto le cifre a dimostrare l'importanza delle fibre italiane in Europa. In termini più propriamente qualitativi, l'industria nazionale detiene posizioni rilevanti per alcuni tipi di fibra. E' il caso delle fibre acriliche, per le quali l'Italia è co-leader mondiale nella tecnologia e produzione. Le aziende italiane sono inoltre leader europei nel filo nylon tessile, filo cupro e acetato e fiocco polipropilenico. Il successo dei prodotti italiani è il risultato delle strategie di riorganizzazione aziendale e di investimento in nuove tecnologie e impianti avanzati che l'industria italiana ha perseguito con determinazione anche in periodi di difficile congiuntura economica.

Ciò nonostante, il settore sta da anni soffrendo di una congiuntura negativa e, soprattutto, di una serie di ostacoli di natura più strutturale che ne stanno minando la competitività.
L’industria italiana soffre di un’accesa concorrenza dei Paesi extra-UE e di un mercato a valle, quello del tessile/abbigliamento europeo, fortemente ridimensionato e sempre più saturato dalle importazioni.
Da oltre quattro anni il settore italiano registra continui cali annui della produzione di fibre chimiche che, con l’ultimo consuntivo 2005, segna una flessione del 30% rispetto ai livelli del 2000.
Il forte aumento delle materie prime registratosi negli scorsi anni ha determinato un crescente divario tra costi e prezzi delle fibre, compromettendo fortemente la redditività aziendale.

Le imprese italiane hanno dimostrato con i fatti la ferma volontà di reagire a questo contesto così sfavorevole. Le aziende hanno proseguito, anche nelle annate più negative, la propria strategia di investimento in nuove tecnologie e impianti.
A ciò si sono aggiunte politiche aziendali miranti ad una consistente razionalizzazione tramite accorpamenti e fusioni in grado di dar vita a economie di scala ed efficaci politiche di cost saving. E’ il caso della nascita di BembergCell, azienda leader nella produzione di fibre artificiali, e della joint venture tra Nylstar e RadiciFibres per dar vita a una realtà leader europea nella produzione di filo nylon tessile.
La marcata globalizzazione del mercato delle fibre sta inoltre spingendo le aziende a importanti accordi internazionali e delocalizzazioni produttive, come nel caso di Montefibre, cofirmataria di una joint-venture con un’impresa cinese per produrre fibra acrilica nel Nord-Est della Cina, o come Sinterama, che ha siglato un accordo con un’impresa turca per produrre e distribuire sul mercato locale filo poliestere. Rilevante, poi, l’impegno produttivo all’estero (ad esempio in Russia) da parte di Freudenberg-Politex.
Link utili:
  • Sito dell'Associazione europea dei produttori di fibre man made (Cirfs): http://www.cirfs.org/frames_04.htm

    ALLEGATI:
    Comunicato Stampa Assemblea 2007
    Allegato Comunicato Stampa 2007
    Comunicato Stampa Assemblea 2006
    Comunicato Stampa Assemblea 2005
    Allegato Comunicato Stampa 2005